GENOVA CITTA' DI PENSIONATI: MA QUALE PENSIONE PER I GIOVANI?
Parteciperanno: Daniele Capezzone - Giancarlo Pagliarini - Enrico Musso - Luca Beltrametti - Renata Oliveri -Ettore Rivabella - Elisabetta Fatuzzo - Paolo Rebuffo
L’On. Vincenzo Visco prima contribuisce in modo determinante e ostinato a rovinare le nostre aziende, a causare il declino economico del paese (con i suoi “studi di settore” e “Irap” costringe tanti imprenditori a pagare sino al 75% di tasse, con punte sino al 227%!) poi piange lacrime di coccodrillo. Nel corso del dibattito su “La cultura economica del partito democratico” insieme a Walter Veltroni e Pierluigi Bersani ha dichiarato: “L’Italia è chiaramente un Paese in declino, da dieci anni cresce meno della media europea. E’ oberato da debiti. Il Paese necessita di un messaggio di verità che sino a oggi le classi dirigenti, spaventate o inconsapevoli, non hanno saputo dare”.
Secondo: i compliti legislativi sono "esclusivi" (pochi) e "concorrenti", assieme alle Regioni. Pochi anche questi.
Terzo: tutte le altre leggi sono responsabilità delle singole Regioni. Anche in concorrenza tra di loro. Non è "caos", è gara a chi amministra meglio, a dove la qualità della vita è migliore, a dove si attirano più investimenti e a dove c'è più sicurezza e meno ladri a piede libero.
Quarto: i compiti operativi dello Stato centrale sono pochissimi. Includono la gestione del debito pubblico della Repubblica, ma non la gestione del welfare (LSU, pensioni di invalidità, ecc.)
Quinto: i compiti dello Stato sono valutati a costi standard
Sesto: i compiti dello Stato sono finanziati con una delle due tasse nazionali. La "tassa per pagare i servizi dello Stato"
Settimo: la seconda tassa nazionale è la "tassa per la solidarietà e perequazione". La pagano tutti, il gettito va in un "piatto comune". Si calcola il PIL medio pro-capite nazionale. Le regioni che lo superano non ricevono niente. Quelle dove si genera un PIL pro capite inferiore alla media nazionale incassano quote della "tassa per la solidarietà e perequazione", a condizione che non vi sia significativa evasione fiscale e contributiva
Ottavo: il calcolo non viene effettuato sui valori nominali, ma sulla base del "potere d'acquisto".
Nono: tutto il resto, tutte le altre tasse, sono gestite dalle Regioni. Principio della concorrenza fiscale tra le Regioni. Come in Svizzera. Esempio del cantone di Obvaldo: hanno deciso di passare a breve alla flat tax.
Decimo: nelle Regioni dove si decide di dare tanti servizi ai residenti ( cittadini, imprese, associazioni ecc) la pressione fiscale sarà superiore della pressione nelle Regioni dove gli amministratori decidono di dare meno servizi.
Non vi sembra logico? Ciao. Paglia
Il Movimento “Obiettivo Nord Ovest” guarda sempre con interesse tutto ciò che si muove in direzione di un cambiamento del Paese in senso federalista. Per questo “Obiettivo Nord Ovest” é disponibile a reciproche collaborazioni con il network “Decidere.net” su un progetto di riforme ed in particolare sul federalismo fiscale competitivo.Etichette: autonomia, capezzone, federalismo, obiettivo nord ovest

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E’ il 1992, esattamente 15 anni fa; sul numero 2 di Micromega Gianfranco Miglio, nel corso di una conversazione-articolo con Sergio Scalpelli (disponibile anche su Quaderni Padani n. 64-65, di marzo-giugno 2006) riflette su socialismo e federalismo. Ragionando sulla fine del comunismo sovietico, individua i due capisaldi che hanno portato al fallimento del modello di società ovvero la certezza di un reddito e di un lavoro per tutti e l’eguaglianza tendenziale dei redditi. Due concetti che rappresentano il leit motiv della sinistra di casa nostra che, periodicamente, torna a paventare lo spettro del comunismo collettivista, in apparenza ignara della storia, incapace di capire che il reddito comunque garantito inibisce la spinta a lavorare e produrre così come impedisce agli individui, in particolare quelli dei ceti medio – bassi, come ricorda Miglio, di migliorare il proprio livello di vita, congelando la spinta al guadagno.
L’autonomia cantonale, in particolare, si concretizza nella sovranità cantonale, nell’esistenza di una propria Costituzione, di organi eletti autonomamente e soprattutto nella disponibilità di risorse finanziarie proprie, la “famosa” competenza fiscale che fa del federalismo fiscale la discriminante cruciale per riconoscere il federalismo. Nel pur acceso dibattito che da tempo anima la comunità politica elvetica a proposito di un possibile ingresso nella Ue c’è un punto fermo che sembra non poter essere messo in discussione; si tratta dell’autorità dei Cantoni in materia fiscale, un principio sacrosanto e fondamentale che affonda le origini nell’essenza stessa del concetto di federalismo. Nel Rapporto che vi ho citato, al paragrafo 6.4.1, si legge “A differenza di altri stati federali (per esempio la Germania), le imposte costituiscono un elemento importante della competitività dei Cantoni come piazza economica. La concorrenza fiscale è una delle cause dell’onere fiscale relativamente basso vigente in Svizzera. Essa consta di tre elementi portanti: l’autonomia cantonale delle entrate data dalla facoltà di fissare le leggi fiscali, l’autonomia cantonale delle spese data dalla determinazione del preventivo e la perequazione finanziaria compiuta a livello federale, con cui si compensano in parte le disparità cantonali.” Etichette: autonomia, battistoni, federalismo, miglio, svizzera